Depressione post-partum

La maternità con particolare riferimento ai mesi immediatamente successivi al parto, è considerata la fase della vita di una donna più complessa e multisfaccettata. Questo momento è caratterizzato dal riassestamento dell’equilibrio della personalità della donna attraverso fasi alterne di cambiamenti e riorganizzazioni che possono facilitare o ostacolare l’acquisizione del nuovo ruolo materno.

I normali cambiamenti psicofisiologici e ambientali che si verificano durante il periodo successivo alla nascita di un figlio possono produrre una serie di difficoltà nel passaggio alla genitorialità; in questa fase molte donne affrontano il possibile rischio della depressione post-partum.

La depressione post-partum interessa il 10-20% delle donne.

Sintomi:

  • inadeguatezza
  • incompetenza
  • disperazione
  • collera
  • ipersensibilità
  • ansia
  • vergogna
  • odio trascuratezza verso se stesse e verso il bambino
  • disturbi del sonno e dell’appetito
  • calo del desiderio sessuale
  • pensieri suicidari

Terapia consigliata

Terapia individuale
Ottenere un cambiamento per raggiungere uno stato di maggiore benessere personale


Altri disturbi

Ansia
Molte persone hanno avuto o potranno avere un disturbo d’ansia.

Problemi di coppia
La fine di una relazione è generalmente molto difficile da sopportare.

Burnout
Essere in situazione di stress lavorativo tipica delle “professioni di aiuto”.

Torna all'elenco

Quello in cui crediamo determina quello che siamo!

La depressione post-partum si sviluppa entro 6-9 mesi dal parto con un picco tra le 8 e le 12 settimane.

Tra i fattori responsabili del disturbo oltre a quelli ormonali ci sono quelli di natura psicologica e relativi alla relazione con il coniuge: (la mancanza di una relazione intima coniugale la mancanza di un lavoro retribuito, le aspettative circa la maternità, i conflitti sulla propria identità femminile)

Come si riconosce

La depressione produce nella madre una generale limitazione nell’espressione dell’affettività, dall’aspetto triste, teso, ansioso e talvolta irritato del volto, che si esprime nella tendenza a evitare il contatto fisico e visivo con il proprio bambino, non coinvolgendolo nelle attività di gioco o punendolo.